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30 giugno 2013

La partenza del re


Nel pomeriggio del 10 giugno, De Gasperi si recò al Quirinale con il verbale della Cassazione di proclamazione della repubblica, ottenendo dal re una risposta negativa.
L’11 giugno, in una lunga telefonata, il ministro della Real Casa Lucifero disse a De Gasperi che il re non avrebbe ceduto i poteri di capo dello Stato, per non lasciare in mano al governo la gestione della vertenza istituzionale.
La sera del 12 giugno, il governo depose dal trono il re e affidò i poteri di capo dello Stato a De Gasperi.
La mattina del 13 giugno, al termine di un attento esame con i suoi consiglieri, Umberto II decise di partire per Lisbona, evitando all’Italia una probabile guerra civile.

29 giugno 2013

Lo scrutinio dei voti


Fu stabilito per legge che si scrutinassero prima i voti per l’Assemblea Costituente, poi quelli del referendum istituzionale, così i primi dati su di esso giunsero al Viminale nella notte tra il 3 e il 4 giugno.
L’ammiraglio Stone dichiarò: “I risultati del referendum istituzionale sono stati mantenuti segreti”.
Il ministro dell’Interno era il solo padrone dei numeri.

28 giugno 2013

Il governo parte in causa


La legge sul referendum aveva precisato i tempi del ricontrollo, circa una settimana.
Ma tutti i filo-repubblicani volevano affrettare i tempi, per liberarsi al più presto della presenza del re d’Italia.
Addirittura, De Gasperi avrebbe annunciato di assumere immediatamente la carica di capo provvisorio dello Stato.
Togliatti si oppose all’idea della Cassazione di esaminare i 35000 verbali sezionali, con la motivazione che era impossibile, in quanto il materiale elettorale era già stato distrutto.
Si proclamò, altresì, l’11 giugno come festa di celebrazione della vittoria.
Nella notte fra il 12 e il 13 giugno 1946, il Consiglio dei Ministri stabilì che i poteri del re erano passati al Presidente del Consiglio De Gasperi, che prontamente accettò.

27 giugno 2013

Il bivio


Il 10 giugno 1946, raccolti tutti i dati, si sarebbe dovuto proclamare ufficialmente la nascita della repubblica.
Ma questa pareva non avere alcuna intenzione di eseguire la proclamazione in mancanza di dati di legge, anche perché era impossibile accertare l’entità dei voti annullati, in quanto molti seggi distrussero le schede nulle anziché allegarle ai verbali.

26 giugno 2013

Elezioni politiche del 1948


La sinistra politica perse contro De Gasperi le elezioni politiche del 1948, regredendo in termini numerici dai risultati dell’Assemblea Costituente del 1946.
Fu semplicemente un annullamento dello zoccolo dovuto al ritocco referendario del 1946.
Dove i voti non furono alterati nel 1946, come al Sud, la sinistra politica ebbe anche un leggero aumento di consenso; al Nord, al netto delle alterazioni, non poté fare altro che rientrare nella sue reali possibilità.

25 giugno 2013

Città più votanti


Le tre città con maggiore affluenza furono Livorno (99) e Torino (98,8)
Alta affluenza ci fu anche a Genova, Bologna, Brescia, Padova, Firenze.

24 giugno 2013

Elettori votanti


Secondo De Gasperi, la partecipazione al voto era stata altissima: tra il 75 e il 90% degli aventi diritto.
L’Istat parlò di una percentuale di poco superiore all’89%.
Nessuna provincia si attestò sotto l’85%, tranne Messina (82,5), Trapani (82,9), Massa (83,4).

23 giugno 2013

Motivi dell’aumento del numero dei votanti


Aumentando il numero dei votanti, si creò uno spazio di manovra utile e poco visibile per eventuali brogli.
Inoltre, nel caso non si fosse potuto ritoccare il voto, si sarebbe potuta invocare la mancanza del quorum per invalidare la vittoria avversaria.

22 giugno 2013

Confronti e differenze

  
Confrontando gli iscritti con la popolazione stimata, le percentuali non tornavano, evidenziando una differenza dell’11% totalmente illogica.
Una differenza di iscritti tra Nord e Sud, attestata sui 2 milioni divenne una differenza reale di oltre 5 milioni a favore della repubblica.

21 giugno 2013

Iscritti alle liste elettorali


Mancava peraltro un censimento della popolazione avente diritto al voto.
Si parlò di circa 28 milioni di votanti (16 al Nord e 12 al Sud), su una popolazione di residenti di oltre 46 milioni, ma la popolazione fu gonfiata rispetto al censimento del 1936, che non considerava Bolzano, Trento e Gorizia, arrivando a quasi 42 milioni.

20 giugno 2013

Aumento abnorme dei voti validi


Da un numero di partenza di 600 voti validi medi per sezione, si giunse a più di 900.
Questo dato abnorme da solo sarebbe bastato per invalidare l’intera consultazione ed arrestare il governo filo-repubblicano.
Semplicemente, da parte monarchica non ci si accorse di tutto ciò.

19 giugno 2013

Il ritocco


Secondo l’avvocato e storico Franco Malnati, il ritocco avvenne sicuramente a livello circoscrizionale, prima di presentare i verbali alla Cassazione, chiamata ad autenticare, a sua insaputa, i risultati fraudolenti.
Un ristretto numero di persone, istruite da Togliatti, corresse i verbali in favore alla repubblica, senza destare particolare sospetto, ricavando circa 100.000 voti validi ed ottenendo fino a 3 milioni di voti validi per la repubblica; il tutto in alcune ore.

18 giugno 2013

Allegato De Gasperi – ore 8 del 4 giugno 1946


“Signor ministro, Le invio i dati pervenuti al Ministero dell’Interno fino alle 8 di stamane.
Come vedrà, si tratta di dati assai parziali che non permettono nessuna conclusione.
Il ministro Romita (Interno) considera ancora possibile la vittoria repubblicana.
Io personalmente, non credo che si possa giungere a tale conclusione.
Cordialmente – De Gasperi”

17 giugno 2013

La frode


Alle ore 22 del 4 giugno, la repubblica era in vantaggio con il 4% circa dei voti, a mezzanotte la monarchia si presentava in netto vantaggio, alle due giunse una valanga di voti per la repubblica.
Tra le 22 e l’una, non vi erano più possibilità di ribaltamenti.
Eppure la repubblica vinse.
Il ministro dell’interno telefonò a Palmiro Togliatti, capo del PCI, comunicandogli la prevalenza dei voti repubblicani.
Il segretario già sapeva nella mattinata del 5 giugno l’esito finale del referendum.
Perché già sapeva che si doveva intervenire sul totale dei voti, ritoccandoli a vantaggio della repubblica.

16 giugno 2013

Dati sulle grandi città


La “Gazzetta del Mezzogiorno” riportò, il 5 giugno, i dati su alcune grandi città: Roma 327.540 per la monarchia, 172.494 per la repubblica; Napoli 446.540 per la monarchia, 107.403 per la repubblica; Torino 326.688 per la monarchia, 309.669 per la repubblica.
A fine giornata, il vento soffiava a tutto vantaggio della monarchia.

15 giugno 2013

I giornalisti privi di notizie


Alle ore 20 del 4 giugno, nessuno sapeva con certezza quale fosse l’esito della consultazione.
I giornalisti privi di notizie si sbizzarrirono, dovendo inventare una versione idonea per le proprie redazioni.
Fra di essi, Enrico Mattei (futuro fondatore dell’ENI), Lello Bersani, Vittorio Orefice.

14 giugno 2013

La lettera di De Gasperi


Dopo aver dichiarato agli amici il suo voto repubblicano, il presidente del Consiglio scrisse, il 4 giugno, un’accorata lettera al ministro della Real Casa Lucifero, dando per sicura la vittoria monarchica, allegando un prospetto esplicativo.

13 giugno 2013

Gli esclusi dal voto


Ma il distacco sarebbe scomparso considerando gli esclusi dal voto: 2.266.043.
Per la precisione, 250.000 prigionieri di guerra non rimpatriati, sfollati non rientrati nelle loro residenze, cittadini all’estero non rimpatriati, ufficiali delle forze armate della RSI, cittadini nelle carceri e nei lager, cittadini sottoposti a procedimenti di epurazione.

12 giugno 2013

I voti validi e quelli nulli


Nel referendum, ci furono 1.509.735 voti nulli; il governo non voleva che si tenesse conto di questo alto numero, giacché sarebbe emersa una vittoria repubblicana ancora più modesta di quella che fu.
Non solo, così contando, l’accoglimento di pochi ricorsi monarchici avrebbe potuto togliere la vittoria alla repubblica.
I voti attribuiti alla repubblica erano stati 12.717.923, quelli alla monarchia 10.719.284.
Ma contando le schede bianche e nulle, il distacco si era ridotto a 488.904.

11 giugno 2013

L’apparente tranquillità del voto


Oltre ai reclami, le proteste e le contestazioni denunciate, il paese era pieno di voci allarmate, del racconto di soprusi che nessuno aveva denunciato per prudenza.
Il personale addetto ai seggi era senza esperienza, reclutato alla meglio, legato alla propria fazione più che alla legge.